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Maledette mascherine…

In una recente conferenza stampa il governatore del Veneto Luca Zaia ha esclamato “maledette mascherine…” facendo riferimento al fatto che questi preziosi DPI (dispositivi di protezione individuale) sono al momento difficili da reperire a livello globale.

Sebbene nelle ultime settimane e negli ultimi giorni il governo centrale e i governi regionali si siano dati molto da fare per reperire DPI respiratori per il nuovo Coronavirus, rimane oggettivamente difficile acquistare mascherine FFP2 e FFP3. Tali dispositivi sono specifici per il filtraggio di aerosol solidi e liquidi e quindi in grado di bloccare con elevata probabilità anche il virus SARS-CoV-2, agente eziologico della COVID-19.

Le mascherine chirugiche verdi/azzurre che generalmente indossano i medici in sala operatoria per non infettare i pazienti NON sono DPI !!

Tali dispositivi sono stati progettati per proteggere il paziente e non il medico!

Sono comunque dei dispositi medici soggetti ad una normativa specifica per la loro produzione e immissione sul mercato.

Inoltre, è stata dimostrata la loro efficacia nella protezione del soggetto che le indossa anche contro il nuovo Coronavirus SARS-CoV-2

Vista la penuria di mascherine FFP2 e FFP3, per non parlare dei prezzi proibitivi ai quali sono proposte, il governo ha emanato dei provvedimenti permettendo quindi delle deroghe…le mascherine chirurgiche possono essere utilizzate nei luoghi di lavoro, anche non sanitari, in sostituzione delle FFP2 e FFP3. Inoltre, sia le chirugiche che le filtranti P2 e P3 possono essere immesse sul mercato senza marcatura CE (che significa “conformità europea” e NON comunità europea come molti credono, cioè rispetto di requisiti specifici prestazionali e di sicurezza normati a livello europeo).

Di seguito riporto alcuni articoli dei provvedimenti di legge sopra menzionati per quanto riguarda le deroghe all’immissione sul mercato e all’utilizzo nei luoghi di lavoro.

Dimenticavo, per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento mascherine, UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) in questo periodo emergenziale ha messo gentilmente a disposizione gratuitamente (scaricabili in formato PDF) alcune norme specifiche sui filtranti antipolvere (per capirsi le FFP2 e P3).


DECRETO-LEGGE 2 marzo 2020, n. 9 
Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Art. 34. Disposizioni finalizzate a facilitare l’acquisizione di dispositivi di protezione e medicali

  1. Il Dipartimento della protezione civile e i soggetti attuatori individuati dal Capo del dipartimento della protezione civile fra quelli di cui all’ordinanza del medesimo in data 3 febbraio 2020 n. 630, sono autorizzati, nell’ambito delle risorse disponibili per la gestione dell’emergenza, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, ad acquisire dispositivi di protezione individuali (DPI) come individuati dalla circolare del Ministero della salute n. 4373 del 12 febbraio 2020 e altri dispositivi medicali, nonché a disporre pagamenti anticipati dell’intera fornitura, in deroga al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
  2. In relazione all’emergenza di cui al presente decreto, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, è consentito l’utilizzo di dispositivi di protezione individuali di efficacia protettiva analoga a quella prevista per i dispositivi di protezione individuale previsti dalla normativa vigente. L’efficacia di tali dispositivi è valutata preventivamente dal Comitato tecnico scientifico di cui all’articolo 2 dell’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile del 3 febbraio 2020, n. 630.
  3. In relazione all’emergenza di cui al presente decreto, in coerenza con le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e in conformità alle attuali evidenze scientifiche, è consentito fare ricorso alle mascherine chirurgiche, quale dispositivo idoneo a proteggere gli operatori sanitari; sono utilizzabili anche mascherine prive del marchio CE previa valutazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità.

DECRETO-LEGGE 17 marzo 2020, n. 18 
Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Art. 15
(Disposizioni straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione
individuale)

  1. Fermo quanto previsto dall’articolo 34 del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9, per la gestione dell’emergenza COVID-19, e fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, è consentito produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni.
  2. I produttori e gli importatori delle mascherine chirurgiche di cui al comma 1, e coloro che li immettono in commercio i quali intendono avvalersi della deroga ivi prevista, inviano all’Istituto superiore di sanità una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarano che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori
    devono altresì trasmettere all’Istituto superiore di sanità ogni elemento utile alla validazione delle mascherine chirurgiche oggetto della stessa. L’Istituto superiore di sanità, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine chirurgiche alle norme vigenti.
  3. I produttori, gli importatori dei dispositivi di protezione individuale di cui al comma 1 e coloro che li immettono in commercio, i quali intendono avvalersi della deroga ivi prevista, inviano all’INAIL una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche dei citati dispositivi e dichiarano che gli stessi rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente
    normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori devono altresì trasmettere all’INAIL ogni elemento utile alla validazione dei dispositivi di protezione individuale oggetto della stessa. L’INAIL, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato nel presente comma, si pronuncia circa la rispondenza dei dispositivi di protezione individuale alle norme vigenti
  4. Qualora all’esito della valutazione di cui ai commi 2 e 3 i prodotti risultino non conformi alle vigenti norme, impregiudicata l’applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione, il produttore ne cessa immediatamente la produzione e all’importatore è fatto divieto di immissione in commercio.

Art. 16
(Ulteriori misure di protezione a favore dei lavoratori e della collettività)

  1. Per contenere il diffondersi del virus COVID-19, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, sull’intero territorio nazionale, per i lavoratori che nello svolgimento della loro attività sono oggettivamente impossibilitati a mantenere la distanza interpersonale di un metro, sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), di cui all’articolo 74, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, le mascherine chirurgiche reperibili in commercio, il cui uso è disciplinato dall’articolo 34, comma3, del decreto-legge 2 marzo 2020, n. 9.
  2. Ai fini del comma 1, fino al termine dello stato di emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei ministri in data 31 gennaio 2020, gli individui presenti sull’intero territorio nazionale sono autorizzati all’utilizzo di mascherine filtranti prive del marchio CE e prodotte in deroga alle vigenti norme sull’immissione in commercio.

Sakè e Whiskey contro il nuovo Coronavirus ?!

Il professor Tsumoru Shintake, professore di fisica all’Istituto di Scienza e Tecnologia di Okinawa, ha recentemente pubblicato sul sito arxiv.org un curioso articolo.

Whiskey, sakè e altre bevande superalcoliche potrebbero essere utilizzate per disinfettare il tratto respiratorio umano contro il nuovo Coronavirus responsabile della Covid-19 !

Inalando i vapori d’alcol a 50-60°C attraverso il naso per uno o due minuti, l’alcol condenserebbe sulla superficie interna del tratto respiratorio, principalmente nelle cavità nasali, raggiungendo quindi una concentrazione tale da poter disinfettare il Coronavirus. Secondo il professore giapponese il tratto respiratorio funzionerebbe quindi come un distillatore d’alcol. E’ interessante notare come lo studio, assolutamente teorico ed iniziale, seppur alquanto singolare, sia supportato da complesse formule e calcoli che attingono alla fisica della diffusione delle particelle.

Ma in pratica come bisognerebbe operare secondo Tsumoru Shintake?

Whiskey, sake e altre bevande super alcoliche andrebbero diluite 1:1 con acqua a 90°C in un normale bicchiere da vino. Il ciclo di inalazione controllato andrebbe quindi effettuata con il naso, avendo cura di effettuare delle rapide inspirazioni (100 ml circa) in serie da 8 per pochi secondi.

La serie sarebbe quindi seguita da una fase di relax con normali inspirazioni al fine di recuperare un possibile stress…in tale fase il professore suggerisce che sarebbe possibile anche bere una piccola quantità di alcol…se l’età e le leggi locali lo consentono!

La pubblicazione prevede anche un metodo alternativo di inalazione a temperatura ambiente tramite una garza imbevuta di alcol.

Lo studio assolutamente teorico richiede approfondimenti e conferme. In particolare, Tsumoru Shintake sottolinea come l’alcool etilico sia una sostanza tossica i cui effetti per inalazione vadano investigati.

A tal proposito ricordiamo che recentemente in Iran circa 300 persone sono morte per aver bevuto un liquore a base di metanolo credendolo efficace contro la COVID-19!!

Ad ogni modo il professore raccomanda di assumere la terapia inalatoria a ridosso dei pasti…magari avendo anche la possibilità di fare una buona pennichella!!

https://arxiv.org/abs/2003.12444

La normativa sull’assunzione di alcol nei luoghi di lavoro

Effetti dell’alcol e infortuni lavorativi

E’ noto che l’assunzione di bevande alcoliche nei luoghi di lavoro e in occasione di lavoro comporta:

  • ridotta capacità produttiva;
  • errori nelle procedure, incidenti con danni a macchinari;
  • perdità di efficienza lavorativa;
  • aumento degli infortuni lavorativi.

Per l’Italia si stima che gli infortuni nei luoghi di lavoro correlati all’assunzione di alcol siamo mediamente 10’000 all’anno.

Continue reading “La normativa sull’assunzione di alcol nei luoghi di lavoro”

FAQ – Nuovo Coronavirus COVID-19

Nel sito istituzionale del Ministero della Salute è disponibile la FAQ – nuovo Coronavirus Covid-19.

La FAQ rappresenta un importante riferimento per avere delle informazioni di base chiare e precise sul nuovo virus “SARS-CoV-2” e la malattia ad esso associta denominata “COVID-19” (Coronavirus disease 19).

La situazione epidemiologica è in costante evoluzione. L’OMS pubblica ogni giorno un aggiornamento epdidemiologico.

Vedi anche link utili e informazioni nella pagina Situazione in Italia e nel mondo

Comunicazione all’INAIL dei dati dell’organismo incaricato delle verifiche sull’impianto di terra

Il decreto milleproroghe 2019 con l’art. 36 ha introdotto important modifiche al DPR 462/2001con l’inserimento dell’art 7 bis.

 Art. 36 
 
                       Informatizzazione INAIL 
 
  1. Al decreto del Presidente della Repubblica 22 ottobre  2001,  n.
462, dopo l'articolo 7 e' aggiunto il seguente: 
    «Art. 7-bis (Banca dati informatizzata, comunicazione all'INAIL e
tariffe). - 1. Per  digitalizzare  la  trasmissione  dei  dati  delle
verifiche, l'INAIL predispone  la  banca  dati  informatizzata  delle
verifiche. 
  2. Il datore di lavoro comunica tempestivamente all'INAIL, per  via
informatica,  il  nominativo  dell'organismo  che  ha  incaricato  di
effettuare  le  verifiche  di  cui  all'articolo  4,   comma   1,   e
all'articolo 6, comma 1. 
  3. Per le verifiche di cui all'articolo 4, comma 1, e  all'articolo
6, comma 1, l'organismo che e' stato incaricato  della  verifica  dal
datore di lavoro corrisponde all'INAIL una quota, pari al 5 per cento
della tariffa definita dal decreto di cui al  comma  4,  destinata  a
coprire i costi legati alla gestione ed al mantenimento  della  banca
dati informatizzata delle verifiche. 
  4. Le tariffe per gli obblighi di cui all'articolo 4,  comma  4,  e
all'articolo 6,  comma  4,  applicate  dall'organismo  che  e'  stato
incaricato della verifica dal datore di lavoro, sono individuate  dal
decreto del presidente dell'Istituto superiore per la  prevenzione  e
la sicurezza del  lavoro  (ISPESL)  7  luglio  2005,  pubblicato  sul
supplemento ordinario n. 125 alla Gazzetta Ufficiale n.  165  del  18
luglio 2005, e successive modificazioni.». .

Se il decreto venisse trasformato in legge senza modifiche entro 60 giorni dall’entrata in vigore, il nuovo art 7 bis introdurrebbe una serie di importanti novità (già in vigore):

  • istituisce una banca dati anche per la gestione delle verifiche degli impianti di terra;
  • obbliga il datore di lavoro a comunicare tempestivamente per via informatica il nominativo dell’organism incaricato delle verifiche stesse;
  • l’organismo che effettua la verifica dovrà corrispondere il 5% all’INAIL;
  • gli importi applicati dagli organismi che effettuano le verifiche saranno quelli previsti dal Decreto 7 luglio 2005 (tariffario ISPESL);

Per la comunicazione verrà attivata un’apposiva procedura sul sito INAIL nel portale CIVA, nel frattempo potrà essere utilizzata la comunicazione via PEC mail.

Vendita di alimenti scaduti, non è (sempre) reato. Cassazione

La vendita o detenzione per vendere alimenti scaduti non integra necessariamente il  reato  di cui all’articolo 5 della  legge 283/1962, conferma una recente pronuncia della Corte di  Cassazione. Brevi riflessioni sul tema.

https://www.greatitalianfoodtrade.it/sicurezza/vendita-di-alimenti-scaduti-non-%C3%A8-sempre-reato-cassazione

Sede stabilimento e origine ingrediente primario, risponde l’avvocato Dario Dongo

Le linee guida della Commissione sopra citate, al paragrafo 2.2.4, riferiscono che la dicitura ‘confezionato in… indica chiaramente il luogo in cui il prodotto è stato confezionato’. Lapalissiano, salve ipotesi di frode in commercio o altre violazioni delle regole vigenti. Su tale premessa, i funzionari di Bruxelles azzardano un teorema che invece stride con quanto espressamente previsto dai citati regolamenti, oltreché col buon senso: ‘ed è improbabile che [la dicitura ‘confezionato in…’, ndr] induca il consumatore a ritenere che si tratti di un’indicazione dell’origine e pertanto questa espressione non deve essere considerata un’indicazione del paese di origine o luogo di provenienza dell’alimento.’ …

https://www.foodagriculturerequirements.com/archivio-notizie/domande-e-risposte/sede-stabilimento-e-origine-ingrediente-primario-risponde-l-avvocato-dario-dongo

https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/origine-ingrediente-primario-reg-ue-2018-775-linee-guida-commissione-europea

Latte, in quello Italiano ci sono antibiotici e antinfiammatori. Il veleno degli allevamenti.

A scoprire la presenza di sostanze farmacologiche nel latte fresco o a lunga conservazione è il Salvagente che nel nuovo numero in edicola domani, pubblica i risultati dello studio effettuato dalle Università Federico II di Napoli e di Valencia su 56 campioni di latte, integrate dal test condotto dallo stesso mensile su 21 latti comunemente venduti in Italia.

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/01/23/ci-sono-antibiotici-nel-latte-il-veleno-degli-allevamenti/5682461/

https://www.open.online/2020/02/01/il-latte-italiano-e-pieno-di-antibiotici-e-farmaci-nella-meta-dei-marchi-in-commercio/

D. Girotto (2019). The impact of risks and opportunities on company objectives: a practical assessment in a Vending Sector company. Industrie Alimentari, Ottobre 605: 5-15

L’individuazione e la gestione dei rischi è un momento fondamentale per assicurare la competitività dell’impresa. Infatti il risk assesment è parte integrante del processo per la definizione degli obiettivi e delle strategie aziendali, essendo il rischio definito come lo scostamento dagli obiettivi pianificati.

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